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La vita quotidiana di chi vive alle pendici dell’Etna

La vita quotidiana di chi vive alle pendici dell’Etna

Nel sentimento di coloro che abitano i paesi etnei il vulcano ha un che di domestico, di familiare, ha scritto l’autore de ll giorno della civetnta, A ciascuno il suo e Todo modo, «caduti i miti, l’Etna sta come un immenso gatto di casa che quietamente ronfa e ogni tanto si sveglia, sbadiglia, con pigra lenteza si stiracchia e, d’una distratta zampata, copre ora una valle ora un’altra, cancellando paesi, vigne, giardini. E appunto come i gatti di Thomas Eliot ha tre nomi diversi: Etna, Mongibello, e il terzo betulle che sorprendono chi associa questi alberi dalla corteccia bianca al Grande Nord. Intorno a SantAlfio crescono i più grandi castagni millenari d’Italia. Sul versante di Linguaglossa si distende una foresta di altissimi pini larici. Su quello di Nicolosi e Zafferana, le ginestre hanno le dimensioni di alberi, e a primavera stordiscono con il loro profuma. Lo wojaras ricolonizzare il deserto. Dove la lava è meno E ouud e (r9 Sed pas) ojues ouids Nella quotidianità di chi vive ai piedi dell’Etna, il vulcano si manifesta all’improvviso con la cenere che impedisce agli acrei di volare, che trasforma le strade in piste di pattinaggio, che si deposita sui tetti rischiando di farli crollare con il suo peso. Come tutti i vulcani del mondo, però, il Mongibello è anche una sorgente di vita. Salendo in direzione dei crateri le strade zigzagano tra orti e viti, per poi accendere tra faggi, castagni e betulle che sopprendono chi associa questi alberi dalla corteccia bianca al Grande Nord

 Intorno a Sant Alfio crescono i più grandi castagni  millenari d’Italia. Sul versante di Linguaglossa  si distende una forestta di altissimi Pini Larinci. Su quello  di Nicolosi e Zafferana, le ginestre hanno dimensioni di alberi e a primavera stordiscono con il loro profumo. Lo spino santo è il primo a riconolizzzare il deserto, dove la lava è meno compatta, bastano 80 anni dall’ultima eruzione per far ricomparire gli alberi. Alle pendici del vulcano, la strada e la Ferrovia Circumetnea traversano quel paradiso terrestre interrotto qua e là da zone dell’inferno che emoziond lo scrittore ligure Edmondo De Amicis Qui chi s’interessa alla storia puð visitare le chiese medievali di Randazzo, le ville ei giardini del versante di Zafferana e Nicolosi, il severa castello normanno di Adrano che ospita un ricco musco archeologico, e dalla cui terrazza si ammira un sensazionale panorama sull’Etna. Maniace, sul confine tra l’Etna ei Nebrodi, l’abbazia medievale di Santa Maria è stata trasformata nel palazzo che re Ferdinando IV di Borbone ha donato nel 1799 all’ammiraglio inglese Horatio Nelson, il vincitore di Trafalgar. La pietra lavica, il giardino all’inglese e il oupenb un ouoauoduos ourojna jns eueJourd sorprendente. E non è finita. Le basse quote dell’Etna offrono anche dei sapori speciali. Sul versante di Bronte si coltivano i migliori pistacchi d’Italia, In direzione dello lonio guarda il loro posto la nocciola e l’uliva. Le profumate varietà locali di mele hanno nomi bizzarri come “mela gelato,” mela rotolo “e” mela Cola? Che deve il nome ai suoi creatori, dimonaci dell’abbazia di San

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